Opinioni | 02 Novembre 2015 | Autore: Elena Bove

Gli attori del sinistro: le vittime della strada

Scena quarta, atto primo: dalla parte di chi è vittima, di chi si porterà una cicatrice perenne. In punta di piedi il dramma di chi subisce un evento tragico e rischia di finire nell'oblio della memoria collettiva.

Hai mangiato? Ti sei coperto? Hai messo la maglietta della salute? La mamma le fa queste domande, si sbuffa, si storce il naso, ma lei si preoccupa e si raccomanda. Quante volte l'avrà ripetuto "stai attento", "fai attenzione". Ma sì cosa vuoi che accada. Già ma io non ci sono più. Quante pagine per analizzare le ansie materne. Quante telefonate fitte di parole che suonano sempre uguali ma che si traducono in "un penso a te, mi interesso a te". Ora, però, ora no, lei non potrà più dirlo. Quelle telefonate, quelle preoccupazioni, quell'affetto hanno cambiato la loro direzione. Si tradurranno nella ricerca della giustizia. Io non ci sono più: un'auto mi ha portato via con se mentre attraversavo sulle strisce pedonali.

Quell'amore materno che non conosce ostacoli ha dovuto scoprire così la sua forza più grande. Il dolore che si rinnova nel dolore. Quante volte si legge dell'ennesimo pedone investito o di incidenti mortali che rubano vita. Un numero, qualche volta un volto che apparirà nelle rapaci trasmissioni televisive ma che poi finirà nelle statistiche. Vittima della strada ecco cosa sono. Chi ci pensava all'auto come ad un'arma, chi l'avrebbe detto che una disattenzione mi avrebbe rubato il futuro? I miei sogni, i miei dubbi, la mia rabbia per aver perso tutto... io non la posso gridare. Come posso raccontare se non ho più voce? La mia famiglia e' stata trascinata via con me, non abbiamo avuto scelta. Inchiodati alla più mostruosa delle immagini, quell'immagine che pochi hanno visto e che comunque dimenticheranno, gli altri.

E' così che e' cominciata la via crucis della mia famiglia, l'infinita ricerca di una giustizia distorta che sfianca chi la rincorre. Una madre, un padre che sopravvivono e che iniziano il lungo iter della giustizia sono doppiamente vittime. E' stato cosi' anche per i miei. Sono stati costretti a trasformare tutto l'amore che avevano per me nella forza per non arrendersi. Accompagnati per sempre da quelle immagini strazianti hanno lottato contro l'assenza di una vera tutela giuridica. Soli hanno assistito impotenti a sconti di pena, attenuanti generiche e "concorso di colpa della vittima" con un finale sempre uguale: l’impunità assicurata al colpevole. Finche' la legge continuerà a consentire il dimezzamento automatico della pena nel caso in cui venga riconosciuto il concorso di colpa della vittima o, fino a che gli sconti di pena (sempre concessi con patteggiamento ed attenuanti generiche), lasceranno i criminali stradali liberi ed impuniti la loro battaglia non avrà fine... così come il loro strazio. Un incidente mortale ha molte cause. Alcune, tra queste sono più intollerabili di altre semplicemente perché evitabili. Si materializza così l'irresponsabilità: mentre si sta guidando ci si distrae per inviare o leggere un sms e un messaggio di posta elettronica, di whatsapp, o per guardare un film sul tablet, oppure parlare al telefonino senza vivavoce e senza auricolare o per farsi il selfie. C'è chi provoca sinistri guidando contromano, o  non  fermandosi al semaforo rosso, o ancora accelerando vicino agli attraversamenti pedonali.

E' l'irresponsabilità consapevole di chi si mette alla guida e sceglie il rischio di distruggere l'altrui vita che si unisce alla irresponsabilità volontaria di uno Stato che abbandona vittime a familiari. Una miscellanea micidiale che provoca una vera e propria strage stradale che si consuma ogni giorno con numeri da brivido. I piani su cui i miei familiari hanno dovuto combattere sono molteplici. Evitare che si continui a procedere, sempre e solo per omicidio colposo. Districarsi tra le incongruenze di legge. Sapere che e' probabile l'introduzione dell'omicidio stradale dovrebbe consolarli ma non e' comunque sufficiente. L'intervento deve essere accompagnato dalle misure necessarie a contrastare e sanzionare correttamente i singoli, specifici, casi concreti.

Li ho visti piegarsi mentre subivano indagini omissive, sentenze offensive nelle quali si dubitava dei testimoni oculari, dove non sono state ammesse perizie ricostruttive, dove si è scelto di fare da parte la civiltà dove lo Stato ha lasciato il posto all'impunità consumando l'ennesima violenza ai danni di vittime innocenti. Li ho visti ascoltare, paralizzati, gli astrusi fiumi di parole sul danno tanatologico. Li ho visti smarriti dietro le incomprensibili divisioni giuridiche sulla risarcibilità del danno da morte, sull'applicazione di tabelle che tanta discordia provocano. Li ho visti e li vedo proseguire a luce spenta, senza indicazioni, su una strada ancora tutta in salita, aggrappati ad un dolore che rimanda a quelle atroci immagini che, loro, solo loro, non dimenticheranno mai più.
 
Elena Bove
Professionista – Avvocato
Di Benevento
Elena Bove è avvocato di Benevento e giornalista pubblicista. Esercita la professione forense prevalentemente in controversie a tutela del cittadino nella circolazione stradale e nella responsabilità civile oltre che nella tutela del diritto dei consumatori.

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