Opinioni | 11 Febbraio 2022 | Autore: Tommaso Caravani

​La prova di maturità per l’autoriparazione
Non è un tema che mi appassioni più di tanto, ma in questo periodo si parla molto di maturità, tracce di esami, il tema sì il tema no e tutto ciò che ruota attorno al mondo della scuola.
Avendo ormai finito quel ciclo di studi parecchi anni fa, come molte persone non so più come e quanto sia cambiato quell’esame, che è anche un passaggio sociale per le persone che lo sostengono.

Non so quanto, rispetto al mio esame, siano cambiate le prove e neanche se le sensazioni dei ragazzi che lo sostengono siano simili a quelle che provai io quando mi sedetti su un banchetto con davanti un foglio protocollo prima e davanti alla “commissione” dopo per la parte orale.
L’esame di stato è stato per me più che altro una sfida, un dimostrare che ce la si può fare, che ci si può impegnare nonostante un percorso di studi non eccellente, ma ecco, credo che ognuno lo abbia sostenuto affrontando i propri problemi adolescenziali.
Quello che però è il mio ricordo più livido non riguarda l’esame in sé, quanto la sensazione che provai appena ottenuto il diploma: fine di un ciclo praticamente obbligatorio, libertà di scegliere il proprio futuro e cosa fare nella vita, se continuare gli studi o iniziare a lavorare.
Una bella sensazione, accompagnata però da un’altra, più brutta, di forza uguale e contraria.

Perché, nonostante il diploma, la mia scelta sembrava ancora obbligata: non sapendo effettivamente fare nulla, non potevo che scegliere di continuare gli studi.
Sicuramente c’entra il mio personalissimo percorso: il liceo scientifico, nonostante sia meno teorico del classico, quasi presuppone che dopo non si inizi a lavorare, ma curiosamente la mia sensazione era ed è condivisa anche da molti amici e conoscenti che hanno frequentato superiori più tecniche.

E allora ecco che nel momento in cui viene decisa la maturità 2022 mi sono chiesto: ma agli studenti degli istituti tecnici industriali statali (ITIS per gli amici) chi ci pensa?
Il mondo dell’autoriparazione, ad esempio, manca di tecnici per tutti i settori: dal carrozziere al meccatronico, dal gommista all’addetto del negozio di ricambi. Insomma, mancano tutti i tecnici. (Poi magari un giorno parliamo anche di quanto manchino i manager, ma è un discorso ancora differente).
Guardando le prove dell’indirizzo degli istituti tecnici dedicati alla manutenzione e assistenza tecnica con opzione “manutenzione mezzi di trasporto”, che sostanzialmente è il corso di studi che dovrebbe frequentare chi vuole entrare nel mondo dell’autoriparazione, effettivamente i quesiti d’esame sembrano piuttosto pertinenti con l’attività lavorativa (seppure con una declinazione, almeno a vedere le prove degli ultimi anni, molto indirizzata alla meccatronica e poco alle altre professioni del mondo autoriparativo). Ma allora cosa non funziona? Perché non si trovano giovani che lavorino nel mondo dell’autoriparazione?

Sicuramente esistono una serie di pregiudizi sul mestiere e il numero degli iscritti ai vari corsi non coprono l'esigenza del mercato. C’è sicuramente uno scollamento tra le necessità tecniche richieste oggi e la formazione, che non sempre è adeguata alle più recenti sfide del mercato. Ma soprattutto manca la visione di un sistema paese in grado di pensare una politica formativa dedicata a creare giovani professionisti già pronti per essere inseriti nel mondo del lavoro.
Non è un caso che la grande discussione sul tema della maturità ruoti ancora solo ed esclusivamente attorno al “tema di italiano”, che è sicuramente molto importante, ma fa sì che non si parli mai di quali sarebbero le reali competenze di un giovane autoriparatore che vuole approcciare il mondo del lavoro.

Così ogni istituto si arrangia come può, molte aziende fanno la loro parte stringendo accordi per formare quelli che diventeranno i propri dipendenti, ma al di fuori di un coordinamento generale.
Sarebbe forse il caso che si ricominci a parlare di maturità anche degli istituti tecnici e promuovere un’attività che sarà sempre più cruciale per il futuro del paese per le sue implicazioni sulla sicurezza e sulla mobilità delle persone.

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