News | 28 Aprile 2021 | Autore: Redazione in collaborazione con Deloitte

Effetto Covid-19, Deloitte: "più di 1 italiano su 2 preferisce i modelli plug-in"

Deloitte: più di 1 italiano su 2 preferisce i modelli plug-in, ma le auto a benzina e diesel tornano a crescere.


Stando a quanto segnala Deloitte, l’incertezza economica attuale ha avuto un impatto significativo sulle abitudini degli italiani in ambito automotive. Dalla ricerca emerge che gli italiani mostrano un elevato interesse nei confronti della mobilità sostenibile, ma ci sono alcune sorprese.
 
Agli italiani, infatti, sembra convincere di più la formula del plug-in rispetto ai veicoli completamente elettrici, ma l’interesse per i motori endotermici torna a crescere. 
È questo, in sintesi, che emerge dal Global Automotive Consumer Study 2021 di Deloitte, una ricerca condotta annualmente che coinvolge più di 24.000 consumatori distribuiti fra 23 paesi nel mondo.

Come anticipato, dunque, l’interesse per la mobilità sostenibile in Italia resta elevato, ma la maggioranza assoluta (54%) dei consumatori preferisce oggi i modelli ibridi-elettrici (PHEV), mentre cala l’entusiasmo per l’elettrico a batteria (7% vs 12% nel 2020) e si torna a registrare - dopo anni di contrazione - un moderato interesse verso i tradizionali modelli a benzina e diesel (31% vs 29% nel 2020).
 

Ibrido-elettrico: il modello preferito dagli italiani

“L’elevato grado di precarietà del quadro economico contribuisce a spiegare l’inversione di tendenza nelle preferenze dei consumatori italiani. Al tempo stesso, è però importante sottolineare come gli italiani restino fortemente interessati alla mobilità elettrica: sono infatti i modelli ibridi-elettrici o plug-in a registrare la crescita maggiore rispetto alla scorsa edizione del report. 
In altre parole, l’ibrido emerge come soluzione ideale per avvicinare gradualmente i consumatori alla mobilità elettrica anche in tempi di incertezza, coniugando benefici economici, sensibilità ambientale, maggiore autonomia di guida e facilità di rifornimento, nonché prezzi di listino generalmente più vantaggiosi rispetto ai modelli full-electric”
, ha dichiarato Giorgio Barbieri, automotive sector leader di Deloitte.

Le motivazioni

Secondo Deloitte, fra le principali motivazioni indicate dai consumatori italiani per passare all’elettrico, oltre alla sensibilità ambientale, dominano soprattutto i fattori di carattere economico: anzitutto la prospettiva di risparmiare sui costi di alimentazione del veicolo, ma anche la possibilità di usufruire di incentivi e agevolazioni economiche e minori costi di manutenzione.

A frenare la diffusione dei modelli elettrici in Italia, invece, sono soprattutto due fattori: la mancanza di infrastrutture di ricarica (29%), seguita dalle preoccupazioni per l’autonomia delle batterie (27%). Il “fattore prezzo” rimane un driver di scelta determinante, considerato che l’ampia maggioranza (73%) degli italiani non sarebbe disposta a spendere più di 30.000€ per un veicolo elettrico.

Diversamente dalla media globale, gli italiani rivelano uno spiccato interesse anche per le stazioni di ricarica pubbliche (46%), a conferma della necessità di nuovi investimenti per potenziare l’infrastruttura nazionale.

Connettività e nuove tecnologie

“Nel corso degli ultimi anni, i sistemi di connettività a bordo dei veicoli hanno registrato una forte accelerazione in termini di sofisticazione, integrazione e potenzialità di sviluppo. Ma questa evoluzione tecnologica non sembra convincere pienamente i consumatori a livello internazionale. La quota di coloro che considerano positiva una maggiore connettività a bordo dei veicoli risulta anzi in calo nella quasi totalità dei mercati occidentali, come Stati Uniti, UK, Francia e Germania. Gli italiani si muovono però in controtendenza, rivelando una notevole apertura nei confronti delle nuove tecnologie”, spiega Giorgio Barbieri.

In Italia, infatti, il 71% dei consumatori si dice favorevole all’idea di veicoli sempre più connessi, segnando una netta differenza rispetto agli altri mercati occidentali, come Stati Uniti (da 46% a 44%), UK (da 49% a 37%), Francia (da 42% a 36%) e Germania (da 36% a 33%). Inoltre, meno di un italiano su due si dichiara preoccupato all’idea di potenziali attacchi informatici tali da mettere a rischio la sicurezza del veicolo e dei suoi passeggeri, la percentuale più bassa a livello mondiale. 

Ancora una volta, però, il prezzo rimane una discriminante fondamentale: solo una quota minoritaria di rispondenti sarebbe disposta a pagare un premium price (400€ o superiore) per usufruire di tecnologie avanzate per l’autonomia (45%), la sicurezza (38%) o la connettività (28%) del veicolo, percepite sempre meno come optional e sempre più come standard a bordo dei nuovi modelli. Sia in Italia che all’estero, le tecnologie più apprezzate sono quelle relative alla sicurezza del veicolo, come i sistemi automatici per le frenate di emergenza (83%), gli avvisi di scostamento dalla corsia di marcia (66%) e i rilevatori di punti ciechi della visuale (66%).

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