Approfondimenti | 26 June 2026 | Autore: Tommaso Caravani

​IBIS 2026: quattro decisioni che cambieranno la riparazione

A Vienna, il 18 e 19 giugno, il summit internazionale della carrozzeria ha riunito costruttori, assicurazioni, network, fornitori e investitori per discutere il futuro del settore. Al centro del dibattito una domanda comune: come resterà sostenibile il business della riparazione in un mercato sempre più complesso?


Quando Robert Snook ha aperto l'edizione 2026 di IBIS Global Summit con una provocazione su ChatGPT, il messaggio era chiaro. L'intelligenza artificiale può elaborare informazioni, ma non può sostituire il confronto tra persone. Per questo il tema scelto per l'evento era "Connecting Changemakers". Dietro il claim, tuttavia, c'era una questione molto concreta.

Il settore della riparazione sta entrando in una fase di trasformazione che coinvolge contemporaneamente tecnologia, modelli di business, regolamentazione, competenze e rapporto con il cliente finale.

Per due giorni, costruttori, assicurazioni, gruppi di carrozzerie, fornitori e società tecnologiche hanno cercato di capire come affrontare questa transizione e una delle cose più sorprendenti è stata che, pur partendo da prospettive molto diverse, i relatori sono arrivati a conclusioni molto simili.

La struttura del mercato

Secondo Paul Sell di Trend Tracker, Almudena Benedito di GiPA e Rex Green di Jefferies, il settore non si trova di fronte a un crollo della domanda ma a una sua trasformazione. Le auto costano di più, i premi assicurativi aumentano, il parco circolante invecchia e il comportamento dei consumatori cambia.
Anche la frequenza dei sinistri potrebbe diminuire nel lungo periodo, ma il valore economico delle riparazioni continua e continuerà a crescere.

Per molti dei relatori presenti a Vienna questo significa che il tema non è tanto la sopravvivenza del settore quanto la sua organizzazione.
Da qui nasce la seconda grande parola chiave emersa durante il summit: il fattore di scala.

Una questione di dimensioni

Negli Stati Uniti il consolidamento dell’industria automotive procede da oltre vent'anni. In Europa, invece, il processo appare meno avanzato ma la direzione sembra la stessa. Operatori più grandi, strutture più efficienti e una maggiore capacità di investimento vengono sempre più spesso indicati come una risposta alla crescente complessità tecnica e organizzativa del mercato.

Tuttavia il dibattito ha mostrato anche un'altra faccia della medaglia. Durante uno dei "Moments That Matter", Bart De Groof ha ricordato come la maggior parte delle riparazioni continui ancora oggi a essere effettuata da operatori indipendenti.

Per questo la questione non può essere ridotta alla semplice dimensione aziendale.
La vera differenza, secondo De Groof, è tra “capacity” e “capability”: non conta soltanto quanto è grande un'impresa, ma quanto è capace di combinare competenze, strumenti, processi e partner.
Questa riflessione ha fatto da ponte naturale verso un altro grande tema dell'evento: i dati.

L’oro del futuro

La sessione di apertura del secondo giorno è stata significativamente intitolata "Who Owns Collision Repair in a Software-Led World?" (chi possiede il settore della riparazione in un mondo guidato dai software?). Una domanda che attraversa ormai l'intera filiera.
Alexander Grimm di Aspaara ha paragonato la gestione di una carrozzeria alla navigazione stradale. Oggi nessuno guida senza navigatore, ma molte imprese continuano a pianificare il lavoro senza utilizzare realmente i dati a loro disposizione.

Tom McCullagh di Partly ha mostrato come l'intelligenza artificiale possa individuare inefficienze nella gestione dei ricambi, dei resi e degli acquisti, mentre Roberto Sticca di CSN Collision Italia ha ricordato che nessuna tecnologia può compensare l'assenza di processi e di misurazione delle performance. Il messaggio condiviso è che l'intelligenza artificiale non sostituirà il carrozziere (almeno per ora), ma cambierà profondamente il modo in cui vengono organizzate le attività, pianificate le risorse e prese le decisioni.
Nel corso della giornata il concetto di dato si è progressivamente allargato.

Non si è più parlato soltanto di gestione interna delle carrozzerie, ma di accesso alle informazioni tecniche, dati di riparazione, processi di calibrazione, economia circolare e batterie.
Toyota ha illustrato il proprio approccio alla circolarità distinguendo tra semplice riciclo e reintegrazione dei materiali all'interno della filiera.
BMW ha evidenziato il peso crescente della gestione sinistri all'interno del business aftermarket e la necessità di rafforzare il dialogo con il mondo assicurativo.

Repairify, Thatcham e altri relatori hanno invece posto l'accento sull'accesso ai dati dei veicoli, sui sistemi di calibrazione e sull'impatto che normative come SERMI e Data Act potrebbero avere sugli operatori indipendenti.

Uno dei passaggi più significativi è arrivato dal dibattito sulle batterie dei veicoli elettrici. Secondo Andy Rietschel di Rebattex il principale ostacolo al riutilizzo delle batterie non è tecnologico ma informativo. I dati sullo stato di salute esistono già, ma spesso non sono accessibili a chi dovrebbe valutarne il riutilizzo.
Anche in questo caso il problema non è l'assenza di tecnologia, ma la disponibilità delle informazioni.

Se il dibattito sui dati ha mostrato come il settore stia diventando sempre più tecnologico, Sabrina Thring, President di Driven Brands Collision Group, ha riportato l'attenzione su un tema più tradizionale: la capacità di adattarsi. Alla guida di uno dei maggiori gruppi mondiali della collision repair, che comprende marchi come CARSTAR, ABRA e Fix Auto USA, Thring ha sottolineato come la sfida non sia attendere il cambiamento ma guidarlo. In un mercato caratterizzato da costi crescenti e margini compressi, la priorità resta aiutare carrozzerie e franchisee a rimanere profittevoli investendo in competenze, processi e organizzazione.
Da qui emerge la terza parola chiave del summit: collaborazione.

Un futuro condiviso

Che si tratti di dati, processi, sostenibilità o riparabilità, nessuno dei relatori ha immaginato un futuro nel quale un singolo attore possa gestire autonomamente tutte le sfide del settore.
Fabien Boschetti di Axalta ha parlato della necessità di connettere processi e stakeholder diversi.
Stefan Van Beneden di Toyota ha invitato l'intera filiera a condividere maggiormente le informazioni disponibili.

Jonathan Hewett di Thatcham ha sottolineato come i problemi che il settore deve affrontare siano ormai comuni a tutti i mercati.
Mariano Pereya Sanmartin di BASF Coatings ha utilizzato la metafora dell'orchestra: le idee da sole non producono valore, serve un'esecuzione coordinata. E forse è proprio questo il messaggio più interessante emerso da Vienna.

Per anni il dibattito sul futuro della riparazione si è concentrato su singoli temi: elettrificazione, ADAS, intelligenza artificiale, sostenibilità o consolidamento.
IBIS 2026 ha mostrato invece che queste trasformazioni stanno convergendo: le aziende che avranno successo non saranno necessariamente quelle con la tecnologia migliore o con la dimensione maggiore ma quelle capaci di adattarsi più rapidamente, utilizzare meglio i dati disponibili e collaborare con gli altri attori della filiera.
In altre parole, il futuro della riparazione potrebbe dipendere meno dalle automobili e più dalla capacità delle persone e delle organizzazioni di lavorare insieme.

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