Opinioni | 13 Marzo 2026 | Autore: Tommaso Caravani

"Il Discorso sull’Unione": l'editoriale di Tommaso Caravani

L'Unione Europea sembra essere una unione solo sulla carta, perchè ogni Paese ha regolamenti, norme e prassi burocratiche diverse; una frammentazione che i trasforma in un costo industriale.

 

Alzi la mano chi è consapevole del fatto che ogni anno, a settembre, il presidente della Commissione Europea tiene a Strasburgo un discorso sullo Stato dell’Unione.
Mentre credo che molti sapranno - è avvenuto lo scorso 26 febbraio - che negli Stati Uniti il “discorso sullo stato dell’Unione” è uno dei momenti più alti della democrazia americana, un po’ come il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica.

Questa semplice osservazione serve a far capire perché in Europa fatichiamo a trovare coesione imprenditoriale. Viaggiando spesso all’interno del nostro Continente è impossibile non notare le macro differenze che passano tra chi ripara le auto in Italia e chi lo fa negli altri Paesi europei. Differenze che non sono tecniche, perché le auto, almeno in larga parte, sono le stesse, ma burocratiche, legislative, procedurali. Ogni Stato continua ad ascoltare il suo discorso di fine anno senza che ci sia una vera regia di regole comuni.

Per questo, ancora oggi, la cosa che mi chiede più spesso qualsiasi autoriparatore in qualsiasi Paese del nostro Continente è: come si lavora negli altri Paesi? Come sono gestiti i rapporti con i fornitori e, soprattutto, come ci si confronta con i grandi clienti e con i privati?

La conseguenza è che anche i nostri campioni nazionali, di qualsiasi nazione europea, impallidiscono per dimensioni quando vengono confrontati con gli Stati Uniti, dove il contesto è molto più omogeneo dal punto di vista normativo e amministrativo.

E a chi obietta che il nostro è un Continente di piccole e medie imprese, mi permetto di far notare che le sfide che il settore dovrà affrontare nel prossimo futuro richiederanno risorse finanziarie importanti. L’evoluzione dell’auto - dall’elettronica all’elettrificazione, fino alla guida semi o completamente autonoma - impone livelli di precisione, formazione e automazione mai visti prima in questo comparto.

La precisione e l’automazione che il domani ci impone non sono gratuite. Richiedono capitale, competenze, standard comuni. E uno spazio regolatorio che permetta alle imprese di crescere oltre il perimetro nazionale senza dover reinventare ogni volta regole, procedure e modelli di relazione nella filiera.

Finché continueremo a chiederci come si lavora negli altri Paesi, significherà che quell’Unione esiste sulla carta ma non ancora nei modelli operativi. E in un settore che deve finanziare tecnologia, attrezzature e competenze sempre più sofisticate, la frammentazione non è un dettaglio politico: è un costo industriale.
 

Photogallery