Opinioni | 04 September 2026 | Autore: Tommaso Caravani

L'editoriale di Tommaso Caravani: "La forza lavoro dispersa"

Calo demografico, frammentazione del settore e difficoltà nel coinvolgere nuove professionalità: così la carenza di personale sta mettendo alla prova il mondo dell’autoriparazione.


Non si trova più nessuno. È la frase che ricorre in ogni incontro con carrozzieri, autoriparatori e ricambisti, fino a diventare una spiegazione buona per qualunque difficoltà. Ma siamo sicuri che manchino davvero i lavoratori?

Secondo i dati diffusi da Confartigianato, alla fine del primo trimestre 2025 in Italia operavano 88.977 imprese dell’autoriparazione, con oltre 210.000 addetti: meno di due addetti e mezzo per azienda. Secondo altre fonti, i dati sono un po’ più clementi - ricordiamo che il codice ATECO con cui si classificano le aziende in Italia è un colabrodo - ma il risultato non cambia: un sistema frammentato, nel quale la forza lavoro disponibile viene distribuita tra moltissime attività, spesso troppo piccole per investire, formare e offrire reali percorsi di crescita.

Il personale manca alla singola impresa perché abbiamo più imprese di quante il mercato del lavoro riesca ormai ad alimentare. È una considerazione scomoda, perché mette in discussione l’idea che ogni attività debba continuare a esistere nella forma in cui è sempre esistita.
Poi ci sono le donne. Il settore sostiene di avere esaurito il proprio bacino di reclutamento, ma continua a cercare quasi soltanto nella metà maschile della popolazione, quando ormai il lavoro femminile nell’autoriparazione dovrebbe essere la normalità.

Certo, bisogna tenere conto del calo demografico. Certo, l’automotive non è più attrattivo come un tempo. Ma finché continueremo a cercare soluzioni con i metodi del passato, difficilmente troveremo risposte nuove.
La forza lavoro non manca soltanto: è dispersa tra troppe imprese e viene cercata in un bacino troppo ristretto. Più che personale, forse, manca una visione diversa del settore.

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