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Tra sostenitori e oppositori degli accordi assicurativi, il settore della carrozzeria resta diviso. Intanto la Cassazione ribadisce un principio fondamentale: al centro del sistema devono esserci i diritti e la libertà di scelta dell'automobilista.
Da sempre il settore della carrozzeria è spaccato su un tema piuttosto delicato: il rapporto con le assicurazioni.
Da una parte i grandi sostenitori degli accordi, chi dice “non si può lavorare senza”; dall’altra i contrari a qualunque compromesso, perché le “assicurazioni fanno solo i loro interessi”. In mezzo?
Il nulla, niente Democrazia Cristiana in carrozzeria, o meglio, ogni tanto qualcuno ci prova (magari qualche confederazione), ma subito viene riportato a una scelta: o con noi o contro di noi.
Siccome la questione non ha né vincitori né vinti e siccome davanti alle grandi spaccature è inutile entrare nel merito, possiamo solo limitarci a fare qualche considerazione a contorno.
La prima riguarda la geografia. Laddove le assicurazioni sono forti e le persone non hanno troppo a cuore il rapporto con la propria vettura, ma soprattutto non hanno voglia e tempo di dedicarsi a questione pratiche, quindi le grandi città, prevale quasi sempre il dialogo. In provincia (anche delle grandi città), dove il rapporto umano ha ancora un valore e i problemi sono differenti (dal parcheggio alla burocrazia), spesso prevale la linea intransigente.
Lo stesso dicasi per gli automobilisti: chi ha speso qualche soldo per acquistare una bella auto sarà più propenso a selezionare il proprio carrozziere di fiducia rispetto a chi ha un’auto con altre 12 anni (la media italiana), senza contare chi ha l’auto aziendale, che non ha neanche la facoltà di scegliere.
Nonostante queste fratture, chi lotta per i diritti della carrozzeria lo fa per tutti. La recente ordinanza della Corte di Cassazione (Cass. Civ., ord. n. 10797/2026 del 23 aprile 2026) ha di fatto posto freno alla canalizzazione da parte delle compagnie. Senza entrare nel merito della sentenza, per la quale tanto inchiostro si è speso, il concetto è chiaro: non si può condizionare la cifra del risarcimento in funzione delle scelte del danneggiato.
Ed è proprio qui che sta il cuore del problema. I carrozzieri accusano le compagnie di fare i propri interessi, che sarebbe anche legittimo, a patto di non violare le leggi. Le compagnie accusano i carrozzieri di essere tropo costosi, che sarebbe anche legittimo, a patto di non violare le leggi. Lo stato, per mezzo della Corte di Cassazione, sposta il punto di vista: il sistema deve tutelare gli interessi degli automobilisti.

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