
L’ingresso della società della galassia Renault nel capitale di Pollini segna un passaggio industriale per il settore ELV italiano, tra rete, dati e nuovi equilibri di filiera.
Il settore del fine vita automotive in Italia si muove verso una fase nuova, in cui il tema del ricambio ecologico smette di essere un ambito residuale e diventa una componente strutturale della catena del valore. In questo contesto si inserisce l’operazione che ha visto The Future is NEUTRAL, società legata al gruppo Renault, acquisire il 30% di Pollini.
Non si tratta di un investimento finanziario in senso stretto, ma di un passaggio che porta nel mercato italiano un modello industriale già sviluppato in Francia attraverso INDRA Automotive Recycling. Un modello basato sulla costruzione di reti di operatori indipendenti, sulla standardizzazione dei processi e su un utilizzo sistematico del dato lungo tutta la filiera del fine vita.
L’annuncio e il racconto dell’operazione sono stati accompagnati, il 20 marzo, dall’apertura dell’impianto rinnovato di Lombardore (TO), nell’ambito dell’iniziativa “Impianti aperti” promossa da Assoambiente. Un momento che ha avuto anche una funzione più ampia: rendere visibile un settore che, come ha ricordato la presidente Elisabetta Perrotta, continua a soffrire di una percezione distorta nonostante il ruolo centrale nell’economia circolare.
L’impianto di Lombardore, nato come realtà di dimensioni più contenute, è stato completamente aggiornato agli standard Pollini.
Un intervento che, nelle parole di Simone Pollini, rappresenta un passaggio coerente con un percorso più ampio: “Era un piccolo impianto, oggi è stato rinnovato e portato al nostro standard”. Un aggiornamento che non riguarda solo la capacità operativa, ma soprattutto l’organizzazione dei processi, la gestione dei flussi e la qualità dei dati.
L’impianto, aggiornato agli standard Pollini, rappresenta un esempio concreto di come il fine vita stia evolvendo. Non più semplice gestione del rifiuto, ma organizzazione industriale di flussi complessi, in cui la tracciabilità e la qualità del dato diventano elementi centrali.
Un passaggio reso ancora più urgente dalla revisione del regolamento europeo sui veicoli a fine vita e dalle nuove norme sulle batterie, che introducono obblighi più stringenti su recupero, certificazione e contenuto riciclato.
Durante l’evento, Xavier Kaufman, presidente di INDRA, ha chiarito il senso dell’operazione: costruire anche in Italia una rete capace di dialogare con i costruttori su base industriale. In Francia, il modello si è sviluppato aggregando demolitori indipendenti sotto standard comuni, lavorando con case auto e assicurazioni su volumi rilevanti e con una forte integrazione dei sistemi informativi.
Il progetto italiano si muove nella stessa direzione. Da un lato, la costruzione di una rete nazionale di operatori selezionati, mantenendo autonomia imprenditoriale ma introducendo standard condivisi. Dall’altro, l’industrializzazione dei processi di smantellamento e recupero, con l’obiettivo di aumentare la qualità e la disponibilità di componenti riutilizzabili.
A questo si aggiunge la dimensione digitale, che diventa il presupposto per garantire tracciabilità e conformità normativa.
Per la filiera aftermarket, il punto non è secondario. L’accesso a flussi strutturati di ricambi usati certificati può modificare le dinamiche di mercato, riducendo le aree opache e aumentando la pressione su qualità e trasparenza. Allo stesso tempo, la costruzione di reti organizzate introduce un interlocutore più forte per i costruttori, con possibili implicazioni sugli equilibri tra OEM, demolitori e operatori indipendenti.
La regolazione europea, in questo scenario, agisce come fattore abilitante. Non crea il cambiamento, ma ne accelera i tempi, imponendo standard che favoriscono chi è in grado di strutturarsi. La partita si gioca quindi sulla capacità di passare da una logica locale e frammentata a un modello industriale coordinato, senza perdere la specificità territoriale che caratterizza il mercato italiano.


