Approfondimenti | 08 July 2026 | Autore: Alessandro Margiacchi

L’eredità che diventa visione: il piano di Gianmaria Tricol

Dalla carrozzeria ereditata dal padre alla costruzione di un'impresa orientata al futuro: Gianmaria Tricol, titolare della Carrozzeria Tricol di Verona, spiega perché il cambiamento parte dalle persone, dai numeri e dal coraggio di mettersi continuamente in discussione.


Gianmaria Tricol l'ho scovato sui social, come capita sempre più spesso quando si cercano storie vere in un settore che fatica a raccontarsi. Bastano pochi video per capire che il suo non è il solito profilo social costruito a tavolino: c'è una schiettezza che colpisce, la voglia di dire le cose come stanno anche a costo di far arrabbiare qualcuno, e dietro tutto questo un'idea molto chiara di dove vuole arrivare. Quando gli ho scritto per chiedergli un'intervista, la sua disponibilità è arrivata immediatamente. Aveva voglia di raccontarsi, e si sente.

Ventotto anni, ventinove a breve, Gianmaria guida oggi la Carrozzeria Tricol di Verona, azienda di famiglia nata dal lavoro artigianale del padre. Ma la sua non è la storia di chi si limita a raccogliere un'eredità: è la storia di chi quell'eredità l'ha presa in mano per rimetterla continuamente in discussione.

Un'eredità non ricevuta, ma conquistata

Il padre di Gianmaria ha sempre lavorato da solo, da vero artigiano della vecchia scuola, di quelli che non hanno mai avuto grande dimestichezza con un computer o con l'invio di una mail a un perito. È da lì che Gianmaria è entrato in azienda, ancora studente, per dare una mano proprio sulla parte organizzativa e sulla gestione dei sinistri, che per il padre stava diventando difficile da sostenere. All'inizio i volumi erano contenuti e tutto si gestiva senza troppa fatica. Poi, finiti gli studi, la scelta naturale: rilevare l'attività, nel momento in cui il padre si avviava verso la pensione e non aveva più intenzione di proseguire.

Oggi il padre è ancora presente, ma con un ruolo diverso: una sorta di supervisore a cui i ragazzi in squadra vogliono bene. Gianmaria lo descrive come una persona che comunica più con i fatti che con le parole, e che gli ha lasciato in eredità un insegnamento semplice quanto solido: tenere sempre i piedi per terra e darsi da fare. Ed è forse proprio da questo insegnamento silenzioso che nasce il tratto più sorprendente del rapporto tra i due: nonostante un percorso professionale diverso dal suo, il padre guarda con entusiasmo alla trasformazione dell'azienda, senza mai opporsi al cambiamento, un atteggiamento che Gianmaria riconosce come raro tra chi ha gestito un'attività per una vita intera. È come se gli avesse passato non solo i clienti e il capannone, ma anche il permesso di stravolgere tutto.

Ed è esattamente quello che Gianmaria ha iniziato a fare fin da subito, appena preso in mano il timone: ha costruito relazioni con altre carrozzerie e officine, ha partecipato a eventi formativi, ha fatto domande, ha assorbito esperienza da chi il mestiere lo faceva da più tempo di lui.
È un filo che torna spesso nel suo racconto: la convinzione che il confronto con chi è più avanti valga più di qualsiasi manuale, e che per crescere davvero bisogna avere il coraggio di guardare sempre ai migliori, dentro e fuori dal proprio settore.

La crisi del 2023, e la ripartenza da tre ragazzi

Quella stessa fiducia nel cambiamento, però, lo ha messo anche alla prova. C'è un passaggio che Gianmaria racconta senza filtri, ed è forse il più umano di tutta la nostra conversazione. Nel 2023 l'azienda sembrava pronta al salto: una squadra produttiva di quattro persone, una responsabile amministrativa che tuttora è una figura chiave, e il progetto di aprire una seconda sede a Verona Zona Zai, alle porte di Verona. Poi la scoperta che i collaboratori di allora non erano allineati con la visione dell'azienda, complice anche la sua giovane esperienza nella gestione delle persone. A fine anno Gianmaria si è ritrovato praticamente solo, con la sola responsabile amministrativa al suo fianco e uno stagista.

Invece di forzare una nuova espansione, ha perciò scelto di fermarsi e ricostruire con pazienza. Prima è arrivata una ragazza che aveva già fatto uno stage in azienda, poi un ragazzo proveniente dall'istituto professionale di carrozzeria di Verona, in alternanza scuola-lavoro. Nel giro di un anno, quei ragazzi sono cresciuti al punto da far intravedere numeri interessanti, mentre attorno molti colleghi continuavano a lamentarsi della difficoltà di trovare personale. Oggi la squadra è arrivata a sette persone, con l'aggiunta recente di un nuovo accettatore e di un collaboratore in verniciatura, più il supporto part-time di un tecnico esperto già in pensione.

Ed è ripartendo da quei ragazzi, più che dal capannone di famiglia, che Gianmaria dice di essersi sentito pronto, per la prima volta, a scalare davvero il settore.

Un capannone di 300 metri e l'obiettivo di crescere ancora

La sede attuale, 300 metri quadrati nel cuore di Verona, è la stessa che utilizzava il padre. La posizione è strategica, a poche centinaia di metri da alcune concessionarie importanti della città.
Ma è soprattutto il lavoro fatto sui dati - analisi di vendite e produzione - a permettere a Gianmaria di generare margini solidi anche con una capacità produttiva non elevatissima.
L'obiettivo dichiarato entro fine anno è quello di costruire una struttura più solida, primo passo verso un progetto di espansione che questa volta vuole affrontare con basi diverse rispetto al tentativo del 2023.

Crescere, però, per lui non significa semplicemente aumentare i numeri: significa prima di tutto scegliere da che parte stare, in un settore che secondo lui non lascia più spazio alle mezze misure.

Indipendenza, network e la scelta che "salva le gambe"

Sul tema che da anni divide il settore, quello tra carrozzerie indipendenti e carrozzerie convenzionate con le compagnie assicurative, Gianmaria ha un'idea netta: chi resta nel mezzo, senza scegliere, rischia di “tagliarsi le gambe da solo”. Chi vuole restare indipendente deve costruire una proposta di valore unica, specializzandosi su un marchio, sulle auto storiche, sull'elettrico o sulle sportive: conosce colleghi che hanno scelto questa strada, eliminando le convenzioni assicurative e costruendo un posizionamento riconoscibile.

Lui stesso, per ora, ha scelto una strada diversa: non specializzarsi su un singolo ambito, ma imparare a gestire al meglio numeri e organizzazione interna, espandendosi attraverso collaborazioni con più provider assicurativi possibile. Un percorso che richiede, a suo dire, una cultura della misurazione che nel settore resta ancora rara. Nel frattempo collabora con quattro compagnie assicurative e alcuni network specializzati nei danni da grandine.

Non è un caso che, parlando di crescita, Gianmaria torni sempre allo stesso concetto: non basta lavorare bene, bisogna anche circondarsi delle persone giuste. Ed è da qui che nasce forse il progetto più personale di tutta la sua visione.

La sua missione: creare una scuola di formazione dentro l'azienda

Dietro la crescita numerica, in Gianmaria c'è un obiettivo che va oltre il fatturato. Vuole costruire un'azienda capace di offrire ai giovani un percorso di carriera reale, non solo la promessa vaga di "possibilità di crescita" che si legge in tanti annunci di lavoro.

L'idea è delineare step concreti: dai ruoli operativi fino a una possibile responsabilità di reparto o, in prospettiva, a una quota societaria. Da inizio anno ha già avviato un sabato al mese di academy interna con i suoi collaboratori, dedicato non solo alla parte tecnica ma soprattutto a quella attitudinale: organizzazione, problem solving, gestione delle situazioni, self improvement e molto altro ancora.

Sul fatto che manchino i giovani nel settore, Gianmaria è convinto che sia in parte una scusa: il problema, dice, è che raramente le carrozzerie offrono una prospettiva concreta di crescita. E c'è anche un pregiudizio culturale da superare, quello del mestiere sporco e manuale, quando in realtà oggi molte carrozzerie assomigliano più a laboratori tecnologici che alle officine di un tempo.
È lo stesso approccio, in fondo, che applica a se stesso: se vuole che i suoi collaboratori crescano guardando a modelli più avanti di loro, è perché lui per primo ha fatto lo stesso, cercando ispirazione ovunque ce ne fosse.

Guardare ai più bravi, per fare sempre meglio

Quando si tratta di capire dove guardare per crescere, Gianmaria non prende come riferimento il collega di provincia, ma le realtà più strutturate e organizzate del settore, quelle che stanno davvero espandendosi e che secondo lui dimostrano che un percorso di crescita, in Italia, è possibile.

Non è un atteggiamento passivo: è la stessa voglia di mettersi in gioco che lo ha portato, negli anni, a uscire dal proprio orticello, a fare domande, a cercare confronto invece di accontentarsi. Prendere spunto da chi funziona, per lui, non significa copiare, ma trovare lo stimolo per provare a fare ancora meglio.

Tra cinque-dieci anni: "Il 60-70% delle carrozzerie sparirà"

Guardando al futuro del settore, Gianmaria non usa giri di parole: nei prossimi cinque-dieci anni si assisterà a una selezione naturale molto dura. Girando per Verona alla ricerca di opportunità di acquisizione, osserva che oltre il 60-70% delle carrozzerie ha titolari anziani, realtà piccole e nessun passaggio generazionale definito. Chi non si struttura, chi non lavora con i grandi provider assicurativi e chi non si specializza rischia di non arrivarci.

Al contrario, chi investe avrà margini di serenità anche di fronte alle nuove tecnologie, dagli ADAS ai sensori che rendono le riparazioni più complesse e costose, anche a fronte di un possibile calo dei volumi.
Un tema su cui insiste particolarmente è quello della rete di vendita: nella maggior parte delle carrozzerie, dice, ci si concentra tutto sulla produzione, senza costruire una vera attività commerciale verso le compagnie assicurative e le agenzie. Una lacuna che, a suo avviso, frena l'espansione di molte realtà altrimenti solide, e che lui stesso sta cercando di colmare mano a mano che la sua azienda cresce.

I social, gli haters e la voglia di raccontarsi

Non si può poi parlare di Gianmaria senza tornare al punto di partenza di questa storia: la sua presenza online, il canale attraverso cui l'abbiamo conosciuto. Su Instagram e LinkedIn riceve soprattutto sostegno, anche da manager e responsabili di carrozzerie importanti. Su Facebook, invece, il discorso è un po’ diverso: un pubblico sicuramente più adulto, spesso critico, a tratti sopra le righe, ma che lui prende con ironia più che con fastidio.

Distingue con attenzione la comunicazione: la pagina aziendale parla al cliente finale, con un tono più leggero; il profilo personale serve invece a costruire il suo posizionamento da imprenditore che vuole, come dice lui stesso, "stravolgere il mondo della carrozzeria". Ha anche un video podcast, nato un paio d'anni fa, che sta rimodellando per renderlo meno statico e più coinvolgente.

Un'ansia sana, e la voglia di mettersi ancora alla prova

Dietro la sicurezza con cui Gianmaria parla di numeri, strategia e visione, resta comunque un'ansia che lui stesso definisce sana, quella di chi a volte spera quasi che succeda qualcosa solo per essere spinto a trovare nuove soluzioni.

È forse questo il tratto più autentico della sua storia: non un ragazzo che ha semplicemente ereditato un'attività di famiglia, ma qualcuno che ha scelto di rimetterla continuamente in discussione, ripartendo da zero quando serviva e continuando a chiedersi come fare meglio.
A ventotto anni, con un'azienda familiare sulle spalle e un settore che secondo lui è destinato a cambiare pelle nel giro di pochi anni, Gianmaria Tricol sembra avere già ben chiaro da che parte vuole stare.

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Tags: carrozzeria Tricol Car Service

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